Condividiamo dei frammenti selezionati dalla tesi che la counselor Lucia Del Gatto ha realizzato per concludere i tre anni del Master in Counseling ASPIC.
COUNSELING SCOLASTICO NELL’ABBRACCIO DI FILOSOFIA E TANGO (PROGETTO “IL PENSIERO IN MOVIMENTO”)
Nella prospettiva del counseling filosofico, la sofferenza è originata da condizionamenti ambientali e culturali, nonché dalla deriva dei saperi e dallo smarrimento del senso (direzione, significato) particolarmente forti nell’epoca storica nella quale ci troviamo a vivere. Le pratiche filosofiche attivano cambiamenti di prospettive, senza consigliare, interpretare, sostituirsi, soluzionare, né indagare: gli studi in merito rivelano che gli effetti collaterali della medicina filosofica sono di gran lunga minori di quelli delle prescrizioni farmacologiche. Mi sto accorgendo in prima persona che l’esercizio del pensiero critico e creativo consente prese di posizioni esistenziali più consapevoli rispetto alla passiva sottomissione all’efficienza strumentale della realtà in quanto data, in grado di tracciare piste inedite, di bucare il conformismo e arginarne le derive, anche tra gli adolescenti. A mio avviso, il significato più profondo del detto “prendi la vita con filosofia” sta nell’intuizione perspicace propria della saggezza popolare del fatto che, se la capacità di ragionare è deficitaria o temporaneamente depotenziata, si ammalano anche i sentimenti (…).
Il master in counseling ha inciso in modo profondo rispetto alla mia professionalità in quanto docente, dal momento che ritengo che la scuola oggi più che mai debba confrontarsi con quella che è forse la cifra peculiare dell’epoca storica in cui viviamo, che è, a mio avviso, la complessità del cambiamento. Soprattutto la realtà adolescenziale è esposta, da un lato, a un’intensa pressione esercitata da mass-media che propongono modelli diseducativi; dall’altro, alle contraddittorie valenze degli strumenti informatici e telematici, il cui utilizzo riduttivo o passivo può dar luogo a difficoltà di concentrazione, frammentarietà e labilità delle acquisizioni, omologazione ideativa o, peggio ancora, a fenomeni di isolamento psicologico o sociale compensati da una “second life” nella realtà virtuale. I più giovani si trovano inoltre a fronteggiare cambiamenti del sistema familiare nei suoi aspetti strutturali e funzionali, comunicativi e relazionali. Credo che la categoria del cambiamento consapevole, centrale nel counseling, debba investire sempre di più la scuola, innanzitutto nel senso di una sua trasformazione da luogo preposto alla trasmissione del sapere che si esaurisce sul piano dei contenuti disciplinari e della didattica, ad agenzia formativa a tutto tondo, anche mediante una rivalutazione della sfera affettivo-emotiva accanto a quella cognitiva, in modo da favorire lo sviluppo ed il consolidamento di life skills necessarie alla costruzione di una società fatta di democrazia, partecipazione, crescita umana e civile (…).
Sino agli anni della mia prima giovinezza, che ho scelto di investire prevalentemente impegnandomi negli amati studi filosofici, ho corso un grave rischio senza esserne consapevole: quello di conferire al mentale un primato talmente forte in termini di peso nella mia esistenza tout court – oltre che nel mio percorso di formazione – da incorrere nella deriva di sacrificare il mio stesso desiderio sull’altare della ricerca di un “assoluto mentale”. Soprattutto grazie al master in counseling, e al processo trasformativo che le conoscenze e le competenze apprese hanno innescato ai fini della mia crescita personale, ho iniziato a rendermi conto che l’arroccamento nella torre d’avorio degli studi accademici e di nicchia, produceva in me un autocompiacimento, seppur umile ed intimo, per le mie capacità che, però, mi allontanava sempre di più dalle basi dell’esistenza umana, inibendo in un certo qual senso l’espressione di altre facoltà che ho poi riconosciuto essere fondamentali per la fioritura di una vita autentica. Stavo rischiando di perdere il (con)tatto umano in una passione teoretica (…).
Noi tangueros ci abbracciamo girando in pista in senso antiorario, quasi a voler riavvolgere il tempo sino alla genesi di quel miracolo, affondando più o meno consapevolmente nelle nostre radici confluite nel Rio de la Plata dal Mediterraneo attraverso le migrazioni, per approfondire la nostra umanità al di là della superficie. L’intento primario del mio progetto scolastico è stato quello di familiarizzare gli studenti con questo miracolo, per potenziare le loro capacità di autoconoscenza (il “conosci te stesso” di Socrate) al fine di affinare gli strumenti per una costruzione autentica della loro identità (il “divieni ciò che sei” di Nietzsche) (…).
Mediante un approccio per certi versi riconducibile alla psicomotricità, la finalità principale del progetto è quella di emozionare la ragione ed educare le emozioni, familiarizzando gli studenti con una modalità di apprendimento che permetta loro di esperire una continuità tra la testa e i piedi che passi attraverso il cuore, integrando l’aspetto cognitivo, quello motorio e quello emotivo mediante l’avvicinamento alla cultura del tango argentino. L’interpretazione della musica del tango nelle sue molteplici sfaccettature (milonga, vals, tango) e degli innumerevoli stili, infatti, per la sua stessa identità espressiva ben si presta ad esplorare l’intero ventaglio delle emozioni umane. Inoltre, in un’età quale l’adolescenza nella quale oggigiorno i “contatti” sono sempre più relegati nella dimensione web dei social, questa specifica danza, che ha come peculiarità l’abbraccio, svolge una funzione riequilibrante rispetto a una cultura multimediale in cui il rapporto con l’altro è sempre più mediato dalla tecnologia, mettendo al centro “la saggezza del corpo” e promuovendo una socialità improntata al contatto umano in un senso proprio (…).
Non è inoltre da sottovalutare la natura fortemente inclusiva del tango, a partire dal contesto genetico in cui affonda le sue radici: il tango è nato nel Rio della Plata tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo per un’esigenza degli immigrati del Sud Europa che, in cerca di fortuna economica, si trovarono a convivere con i criollos senza conoscerne la lingua. Risulta il tal senso rilevante il fatto che, se solamente il 7% dei messaggi è veicolato dalla comunicazione verbale ed il 38% da quella paraverbale, ben il 55% è affidato alla comunicazione non verbale, ossia corporea: il tango nasce come linguaggio inclusivo per eccellenza, aspetto centrale nell’ideazione del progetto, rivolto a tutti gli studenti, normodotati e diversamente abili (…).
Il progetto “Il pensiero in movimento” si propone di lavorare su alcuni obiettivi specifici in termini di conoscenze, abilità e competenze rispetto ai temi ed alle attività proposte, ed alcuni obiettivi trasversali, ossia in grado di promuovere lo sviluppo ed il potenziamento di competenze spendibili in ogni campo dell’esistenza.
Ho dunque enucleato i seguenti obiettivi specifici:
- Educazione artistica:
1.1. conoscere le basi del tango argentino (dichiarato dall’UNESCO “patrimonio culturale dell’umanità” nel 2009) e saperlo apprezzare come disciplina artistica e forma di espressione culturale;
1.2. sviluppare l’intelligenza musicale, approcciandosi al ritmo attraverso il movimento corporeo;
1.3. familiarizzare con diversi linguaggi artistici (poesia, cinema, fotografia, musica, pittura) e riconoscerne il valore culturale.
- Educazione interculturale:
2.1. favorire la conoscenza di una tradizione altra come quella argentina, nella quale la danza è espressione culturale della naturale gioia di vivere.
Per quanto concerne gli obiettivi trasversali, ho enucleato i seguenti:
- Educazione personale e sociale:
3.1. favorire il rispetto di ogni differenza, a partire da quella di genere;
3.2. sviluppare l’intelligenza emotiva, migliorando la capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni;
3.3. sviluppare sicurezza e autostima nel lavoro individuale e di gruppo;
3.4. sviluppare l’intelligenza interpersonale, migliorando le capacità di comunicare con l’altro attraverso un linguaggio non verbale;
3.5. riconoscere l’importanza della relazione con l’altro, valorizzando le diverse identità di ciascuno e promuovendo comportamenti prosociali ed inclusivi.
- Educazione motoria e alla salute:
4.1. potenziare la consapevolezza delle potenzialità e dei limiti del proprio corpo;
4.2. sviluppare l’intelligenza cinestesica, migliorando la coordinazione e la consapevolezza posturale;
4.3. sviluppare l’intelligenza spaziale, potenziando le abilità nel muoversi in uno spazio condiviso;
4.4. rispettare il proprio corpo e quello degli altri.
- Imparare a imparare:
5.1. attivare strategie di apprendimento non lineare, facilitando il pensiero creativo e divergente;
5.2. favorire l’esplorazione di diversi stili cognitivi a partire da un contesto di apprendimento flessibile;
5.3. esercitare e potenziare la metacognizione al fine di sviluppare la consapevolezza del sé e promuovere un atteggiamento di fiducia nel processo di autoesplorazione finalizzato ad una trasformazione generativa (…).

