Il linguaggio e i suoi codici ci avvolgono e mettono in forma i nostri modi pensare e di comprendere la realtà. Quante volte, pressati dalla retorica economica imperante, ci aspettiamo che le persone siano efficienti e performanti in ogni ambito della loro esistenza? Non solo sul lavoro, ma anche nei momenti di rilassamento, nelle relazioni sociali, nelle pratiche di cura. Se l’efficacia dice della capacità di raggiungere adeguatamente gli obiettivi prefissati, l’efficienza sottolinea la necessità di farlo in tempi sempre più rapidi, con risparmio di energie e denaro. Niente di sbagliato se parliamo, ad esempio, di un impianto tecnico che svolge un compito utile agli umani, riducendo progressivamente il suo impatto ambientale.
Lo consideriamo efficiente se consuma meno energia, costa meno e garantisce elevati standard di prestazione. Più problematico è se adottiamo, con le persone, i principi di efficienza e di funzionamento come metri per valutare un soggetto in questione. Come se il vivente dovesse essere utile a qualcos’altro e non fine a se stesso. Pensiamo alle professioni di aiuto: che senso avrebbe “misurare” l’efficienza di un consulente alla persona? La sua efficacia è quella di agevolare l’altro, di supportarlo nel cambiamento. Ma si può accelerare il processo? Ha senso anche solo pensarlo? Sul piano dei rapporti umani, nel campo della ricerca del senso, ma anche nei territori vitali dell’economia e dell’ecologia, sta diventando necessario tirarsi fuori dall’incantamento che ci fa aderire passivamente al mito disanimante di una razionalità astratta, che sfrutta ed estrae valore compromettendo i delicati equilibri della vita. Come resistere a questa tendenza prevalente e sentirci efficaci e liberi nella vita di ogni giorno? Ad esempio riscoprendo la differenza tra un agire in armonia con i ritmi dei contesti a cui prendiamo parte e il fare-tanto-per-fare che caratterizza la megamacchina dell’industria, dei mass media e dei social networks. Dunque rallentare e lasciare spazio a un contatto possibile con tutto ciò che, in questa vita, è irriducibile alla partita doppia dei costi e dei ricavi, alla digitalizzazione, al riduzionismo mascherato da “innovazione”. Insomma, rallentare e assaporare ogni istante che conduce all’obiettivo. Senza fretta, senza angoscia, con spirito di presenza.
dott. Paolo Bartolini
ASPIC Scuola Superiore Europea di Counseling Sede di Ancona